Matrimonio gay: Raggi, un bel tacer non fu mai scritto

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Matrimonio gay: Raggi, un bel tacer non fu mai scritto

Messaggio Da enricorns2 il Ven Set 23, 2016 12:53 pm

Virginia Raggi, Sindaco di Roma, ha celebrato il primo “matrimonio gay” della Capitale e, contestualmente, ha rilasciato alcune dichiarazioni che portano alla riflessione.

Volutamente, in questo breve intervento, non entrerò nel merito del perché il matrimonio sia uno solo, e cioè quello tra un uomo e una donna, e del fatto che solo la famiglia naturale può essere posta a fondamento della società.


L’attenzione è dunque alle parole che hanno accompagnato il primo “matrimonio gay” romano. Infatti, dal momento che l’occasione era – a detta di molti – “storica”, l’intervento della Raggi avrebbe dovuto avere un certo spessore. Non è stato così.

Ecco una parte del discorso, pubblicata sul Corriere della Sera: «Benvenuti, vi vedo emozionatissimi e giustamente. È un momento importante, una grande emozione, nasce una nuova coppia e una famiglia. […] Vi auguro una unione lunga e divertente, vi auguro di superare gli ostacoli che la vita vi pone davanti. Questa è la sfida che vi accingete ad intraprendere, andate avanti a testa alta con forza e divertitevi, il segreto è divertirsi. Vi auguro una vita intensa».

Un primo appunto: la Raggi ha definito con il termine famiglia un’unione civile. Un’imperdonabile imprecisione, visto che la stessa Cirinnà ha a più riprese tranquillizzato i perplessi affermando che non erano equiparabili. Ma sorvoliamo questa “piccola” (voluta?) svista.

Ciò che più di tutto mi ha impressionato è stato che, a più riprese, il Sindaco di Roma ha evidenziato come il segreto di una vita di coppia che dura nel tempo sia la capacità di divertirsi.

Non so se la Raggi conosca il significato di questa parola: divertimento deriva dal latino di-vertere e significa «volgere lo sguardo altrove», oppure «ricreare, sollazzare, distraendo l’animo da cure e pensieri più o meno molesti». Il divertimento, quindi, riguarda momenti straordinari che servono per alleggerire l’ordinario, per cambiare aria e sollevare la vita dai pensieri e attività che hanno a che fare con la routine quotidiana. E, penso che possiamo essere tutti d’accordo, il divertimento nella vita di coppia è una linfa che non bisogna farsi mancare. Ma basare un’unione su questo aspetto, oltre che illusorio, è assai riduttivo.

Una relazione, invece, dura nel tempo solamente se la coppia è in grado di guardare nella stessa direzione, camminando verso una meta comune. Divertendosi, ma anche soffrendo. La favola degli occhi a forma di cuore e delle emozioni forti che contraddistinguono la fase dell’innamoramento non dura alla prova del tempo. La quotidianità della vita di coppia è ben altro: è accoglienza, è sacrificio, è complementarietà… ed è fecondità, sia in senso spirituale, sia fisico. Caratteristica, quest’ultima, che è estranea al cosiddetto “matrimonio gay”.

Un’ultima nota, a beneficio della Raggi e dei Sindaci di tutta Italia. Invece di mettere in atto siparietti come quello di Roma, che non rendono onore alla ragione di cui tutti siamo dotati, sarebbe meglio riconoscere onestamente che le unioni tra due persone con tendenze omosessuali “non s’hanno da fare”. Quello che è un fatto privato, tale deve rimanere.

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