David Maria Turoldo (poesie)

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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Lun Ott 10, 2016 10:39 am

Il divino ufficio.

A NONA

Mai vidi un giorno d'autunno
cosi celeste.
I viottoli sono
rigagnoli di sangue.

Non rompiamo l'unità
delle arterie fissata
dalla necessaria leggenda.

Anch'Egli
Verbo fatto carne, anch'Egli
percorso da vene
azzurre; E le stelle
Gli camminano sul capo.

Com'è dolce, infine, questa
novella della comune
superfluità.

                    (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 91)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Mar Ott 11, 2016 1:01 pm

Il divino ufficio.

A VESPERO
1
Superflue anche le parole.
Risaltano appena alberi
senza chiome. Trascolora
l'iride dei monti contro il volto
acceso della chiesa. Presto
non avanzeranno
che le cose in sogno.

E non un desiderio,
un sentimento
di me stesso.
           (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 92)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Mer Ott 12, 2016 12:30 pm

Il divino ufficio.

A VESPERO
2
Mi muovo come un assente
inebriato d'aromi. Forse
sul capo ancora"
un volteggiare di foglie
ma non di albero.

                (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 92)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Gio Ott 13, 2016 12:46 pm

Il divino ufficio.

A VESPERO
3
Oh, potremmo ora rincorrerci,
chiamarci da valle
a valle, empire
il mondo
con le parole
folli!

                     (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 92)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Ven Ott 14, 2016 1:33 pm

Il divino ufficio.


A VESPERO
4
E poi bere alle tue mani
amiche un sorso
d'acqua sorgiva,
succhiare radici
e rotolarei nei prati a capriole
nell'ultimo nugolo di sole.

(da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 93)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Mar Ott 18, 2016 2:30 pm

Litania del deportato

Non più un verso ampio e disteso
come il primo volo di falco
sopra la pianura dell'infanzia;
non più un canto fermo
nell' estasi delle sere.
Tutto è franato nell' orgia necessaria.
La coscienza m'ha dato un nome,
spogliato come un albero
dopo la tempesta, dall'incanto
di sentirmi libero.
Gli uomini mi hanno appeso il piastrino
che brilla, nella marcia,
sulla giacca grigia.
Siamo creature incatenate
entro un paese di pietre
e di strade senza cielo!

Siamo sassi della creazione.
Dio, più non chiedermi d'essere
verticale. Ora diverso è l'urto
dei Tuoi venti; non regge
il mio peso insopportabile d'uomo
alla Tua aggressività inesausta.
Così, abbattuto, eviterò lo schianto
che Tu vai preparandomi:
non vale cercare più il rischio
che non abbiamo scelto.
Abbia, dunque, il Tuo volere
compimento pieno ― la Tua
creazione violenta! ― e passa
sul nostro sudore di sangue;
e l'attrito non abbia più cifra.

Nessuno più rompa la rotondità
della sfera. Più non sarò
la punta che Ti fa sanguinare.
Non chiedermi della Tua legge.
Una pena sola ora per la pianta
divelta, per la pietra lavata
dal fiume e per me stesso.
Attendo che l'uragano abbia fine,
come la quercia
che l'ultima radice si franga.
Mandami, Signore, la morte,
o Amore, non chiedere più nulla.

                (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 117)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Mer Ott 19, 2016 1:30 pm

Semaforo rosso

Un passaggio a livello, un semaforo
rosso è il simbolo di me
più scontato: pieno di sbarre
e di segnali d'allarme
su una via che pare
la più piana e solare.

I giorni, la memoria, una siepe;
una selva di fili spinati
il cammino. E il sangue
un torrente cieco.

Quanto desiderai, o Signore,
di buttarmi nel Tuo mare,
di finire dentro l'elemento
informe e semplice,
dentro l'infinito Tuo palpito!
Ché se dalla carne è visibile
il segno di questi reticolati,
Tu, onnisciente, non la dirai
ribellione, marchio
di una insignificante anarchia.
Forse è ricordo del primo
tempo libero, irrimediabile, amore
d'essere come Te, immutabile.

E voi, non presentate figura alcuna
di questa creazione: schemi,
diaframmi isolanti; tutti
oggetti, tombe del desiderio.
(Una stupenda misconoscenza
la nostra che non s'avvede
come la «cosa» si obnubila
sotto il velo delle nostre concupiscenze.)

Meglio sarebbe non desiderare
per non rompere la consuetudine
con l'Eterno. La mia è un'avanzata
ove ogni giorno erigo una lapide
a ricordo di un combattimento,
di qualcuno lasciato alle spalle.
E poi, a sera, questi sepolti
che risorgono a migliaia
a ridarmi battaglia.
Ed io alla fine rimasto solo
con la squallida gioia
simile a uno sconfinato deserto.

Non del cielo, non della terra siamo.
Egli ancora, dopo tanto
iconoclasta furore e lo scempio
di tanta rinuncia, ancora
in Immagine: ancora
separati ed ignoti.

A quando, Iddio, per me
un passaggio libero
e l'immediato raggiungimento?

                     (da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 129)
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Re: David Maria Turoldo (poesie)

Messaggio Da enricorns2 il Sab Ott 22, 2016 2:13 pm

Fiori un'altra volta appassiti


La nostra è una leggenda d'infanzia
non mai finita, che a sera
ognuno narra a se stesso
nel prendere sonno.

Intanto io cerco il Suo volto
nella folta gente che porto in cuore
e ognora emerge ignota.

Ora al balcone ora alla porta
guardo se mai un segno giunga
di una sosta almeno
al perenne camminare.

La notte è fitta di silenzio,
e non una stella è vicina.

Sola nella cella immensa e i fiori
ancora una volta appassiti:
ritarda anche stanotte. Verrà?

(O madre, felice te che sei morta!
Rammenta quante paure sentivo
per la stanza vuota e buia, la notte.
Ma tu mi parlavi delle Sue grandi braccia
come di dolcissime ali.)

D'allora ogni sera la stanza adorno
sposa che ha l'amore lontano
in viaggio di ritorno. D'allora
dentro lo porto a ricordo
di lontanissimi incontri
non mai avverati.

(da “O SENSI MIEI… POESIE 1948-1988” – pag. 231)

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